Degna di rilevo questa mostra d'arte contemporanea che, in maniere alquanto originale, presenta il connubio di arte visiva e piante medicinali. Realizza perciò l'idea culturale che, da dieci anni almeno, l'Accademia di Fitomedicina e Scienze Naturali propone tra i suoi percorsi, oltre a quello musicale, folkloristico, medico, filosofico, popolare.

 

 

Se queste mura potessero parlare     

 

Il progetto “If  these walls could speak” è frutto della consueta linea di ricerca dell’ Orfeo Hotel contemporary art project che mira a creare un dialogo e un confronto di volta in volta su tematiche diverse tra artisti europei chiamati a creare un’opera ad hoc, tematiche spesso suggerite dalle location delle esposizioni, come nel caso del suggestivo Castello di Lagopesole

La riflessione sul trascorrere del tempo, sul suono inteso come racconto della memoria antica e contemporanea, ci viene suggerita dalla Cymbalaria muralis, affascinante pianta che contamina le antiche mura di palazzi, castelli, fortificazioni, che nascondono in sé la storia che le ha sfiorate, penetrate e consumate. 

Questa tenace pianta colonizzatrice, insinuandosi negli interstizi tra una pietra e l’altra, si nutre e raccoglie i segreti che gelosamente essi conservano. La scelta della Cymbalaria muralis come pretesto da cui partire, viene sicuramente dalle ricerche di tutti gli artisti invitati che, per quanto utilizzino media diversi, sono concentrati sulla creazione del mondo dove la natura è soggetto o sfondo ma piena di contributo creativo. 

Così la realizzazione delle opere site specific nasce dallo studio delle caratteristiche e dalle suggestioni della Cymbalaria muralis:. Partendo da un approccio scientifico o affidandosi ad interpretazioni poetiche,  ciascun artista ha modulato la sua ricerca creando un affascinante contesto all’interno del quale il fruitore non è solo chiamato a confrontarsi con opere d’arte contemporanea, ma ha un compito affidatogli da ogni artista: quello di viaggiare all’interno di un percorso e di ascoltare con attenzione la propria storia e la storia del castello.

Il percorso della mostra, lucidamente descritto nel testo critico di Antonella Marino, parte dall’intervento sonoro dell’opera Intimacy di Elisa Laraia che accoglie il fruitore all’ingresso del Castello: la centralità del fruitore è, infatti, base di tutta l’esposizione. 

La mostra si concentra nella Sala dell’Imperatrice, dove gli interventi degli artisti ruotano intorno allo specchio d’acqua “luogo di scambio”, parte dell’opera Cymbalaria, Centrantus et autres étoiles… di Henri Olivier, che al centro della sala viene contaminato da Ephemeral wall, muro di agar-agar di Alessandra Montanari. La stessa superficie rispecchia la finestra della sala, a 15 metri di altezza, da cui parte la performance di Marco Di Giovanni Autoritratto rampicante, per arrivare fino al pavimento e regalarci immagini di terra da fruire attraverso le lenti deformanti caratteristiche della ricerca dell’artista. 

Claudia Gambadoro con Inner landscape costruisce invece con 365 calici una stanza immaginaria memore dei grandi banchetti di corte che ogni sera, all’imbrunire, chiudevano il giorno. Mentre l’installazione di Silvio Giordano, si presenta nella sala come una grande effervescenza nera che fuoriesce dalla terra. L’involucro misterioso assume le sembianze di un bio-organismo da cui sbucano grumi di teschi, che, privati di denti e mascelle, appaiono privi di aggressività e ferocia.

 

 

 A sinistra vi è un'immagine della Cymbalaria muralis

 

 

 

Castello di Lagopesole - Interno

 

 

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