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In Morte
a Venezia il valore della bellezza è l’idea guida che
accompagna la vita del protagonista; è il senso della sua
esistenza.
Pensieri, azioni, emozioni
percio' sono orientati alla ricerca del
bello, del vero, della perfezione formale e morale, di contro si
rifugge il brutto, il corrotto, l’ingiusto, il male.
La fine
della storia è la morte di un ideale e di chi ha creduto in esso
sullo sfondo di una Venezia che, da bellissima e vitale, si
trasforma in pestilente e mortale.
«Aschenbach, nel racconto
uno scrittore, nel film un musicista (per raccogliere la probabile
ipotesi che Mann si sia ispirato a Mahler), […] lascia la
Germania, dove qualche malore si è accompagnato all’insuccesso
professionale, e viene a trascorrere una vacanza di riposo al Lido
di Venezia.
Nell’albergo di lusso in cui alloggia incontra
Tadzio, un luminoso ed enigmatico giovinetto polacco, il maggiore
di quattro fratelli, che gli turba i sensi e gli commuove la
fantasia.
Simbolo vivente della misura classica che Aschenbach ha
perseguito con la propria opera e non è riuscito a conseguire,
Tadzio diviene ben presto una ossessione» (Grazzini).
Un mito
raccontato trasversalmente da varie arti e in molteplici forme, il
romanzo di Thomas Mann racchiude una moltitudine di chiavi di
lettura che parlano di bellezza, passione amorosa,
contemplazione, solitudine, sfumature sottili dell’animo umano.
Nello splendido film di Luchino Visconti, lo straordinario
temperamento dei protagonisti di questa vicenda, sullo sfondo di
una città dall’aria allo stesso tempo algida e ricca di
passione, restituisce con una pienezza di senso fuori dal comune i
travagli fisici e metafisici che contendono l’animo umano
eternamente in bilico tra l’istinto e il raziocinio.
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