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Davide
Lajolo
Nelo Risi Il
Voltagabbana
La Strada Piu' Lunga (1965)
«Michele ha combattuto in Etiopia, Spagna, Albania, Grecia. Dopo l’8
settembre torna a casa: è sempre stato fascista, ha creduto nelle
cause in cui ha lottato, ma ora è stanco.
La guerra tuttavia non
è finita, anzi si è inasprita.
I suoi camerati lo vogliono
ancora con loro, ma questa repubblica sociale, un tempo
vagheggiata, che ora giunge imposta dalle armi delle S.S. non lo
convince.
Michele rifiuta di tornare con i fascisti, ma la
situazione non permette di restare neutrali. È giunto il momento
delle scelte. [...]
Fu la televisione che diede a Risi
l’opportunità di realizzare il primo lungometraggio a soggetto.
Per celebrare il ventennale della Resistenza, La Capria aveva
ideato un ciclo, rimasto incompiuto, di “originali televisivi”
o sceneggiati (come allora si chiamavano), tratti da racconti e
romanzi di scrittori italiani, sulla lotta di liberazione.
Risi
portò sullo schermo Il voltaggabana di Davide Lajolo: "nacque così La strada più lunga
(1965)" (De Giusti).
«Seppur nel limitativo arco di un racconto
su commissione [...], Risi ha sviluppato con dolorosa
passione il tema centrale rimasto integro nel passaggio dalla
pagina al piccolo schermo.
Il corruccio rabbioso del protagonista
- così caratterizzante nel libro - che non vuole arrendersi alla evidenza dello sfacelo completo di
una ideologia in cui aveva onestamente creduto e, poi, la lenta
contrastata decisione di “passare” razionalmente dall’altra
parte.
Fidando anche in un Volontè misurato ed estraneo a modi
tradizionali, Risi ha saputo dare giusta rilevanza al personaggio.
Il protagonista,
seppur elemento di una vicenda “privata”, è insieme coro della stessa e, quindi, collegamento di un
fitto intreccio di appunti e sottolineature tendenti,
opportunamente, a dilatare gli eventi oltre il caso personale.
Ottiene così un più concreto e responsabile dialogo con la grande massa dei
telespettatori» (Bertieri).
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