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Le
piacevoli notti
Crispino
- Lucignani
(1966)
«Ispirato
all’omonima raccolta di 74 novelle pubblicate nel 1550 dal bergamasco Gian Francesco
Straparola, Le
piacevoli notti vanta un
cast difficilmente amalgamabile in un film di genere: Ugo Tognazzi,
Gina Lollobrigida e Vittorio Gassman sono le teste di serie dei
tre episodi blandamente saldati tra loro.
Li attorniano colleghi
del calibro di Adolfo Celi, Gigi Proietti al suo esordio, Omero
Antonutti e Glauco Onorato, oltre alle bellezze di Maria Grazia
Buccella (doppiata da Franca Lumachi, la moglie del regista
[Crispino]), Hélèn Chanel e Magda Konopka, e a caratteristi
indimenticabili come Eros Pagni e Gigi Ballista.
Se i primi due
episodi non brillano tanto per qualità drammaturgiche, quanto per
l’ottima e puntuale ricostruzione ambientale, dovuta alla mano
di Pier Luigi Pizzi, la scrittura di Steno e Sandro Continenza si
fa sentire soprattutto nel terzo episodio, quello con Gassman,
concepito come un susseguirsi di colpi di scena originalissimi e
tutto incentrato sul tema della beffa.
Ma in generale,
dall’inizio alla fine si respira un’aria di complicità e di
unione che sembra ricordarci come tanto il lavoro di
pre-produzione che quello di set siano stati concepiti più come
una rimpatriata tra amici che si conoscono da sempre.
Celi,
Gassman e Lucignani avevano fatto l’Accademia d’Arte
Drammatica insieme, e questa, prima ancora di un lavoro in comune,
rappresenta un’occasione di ritrovo unica dopo molto tempo
[...]; più tardi costruiranno anche un film a sei mani,
interessantissimo e semiautobiografico, sulla loro amicizia (L’alibi,
1969).
Questa vivacità del tournage, fresca e radiosa, viene
restituita anche dalla particolare luminosità della pellicola,
che ci regala esterni pregevolissimi su borghi toscani e
un’ariosità leggiadra e sospesa che è forse la chiave di volta
per apprezzare l’intera operazione.
Il film riveste anche
un’importanza storiografica particolare, poiché più o meno di
altri suoi contemporanei esemplari, preannuncia in modo
inconfondibile alcune delle costanti semantico-sintattiche che
segneranno inequivocabilmente la successiva produzione
decamerotica: l’articolazione episodica della diegesi, che
deriva certamente dalla brevità narrativa delle novelle; il tema
centrale dell’ossessione erotica, presente nei primi due
episodi, per cui il motore delle azioni diventa il soddifacimento
sessuale indifferentemente maschile e femminile [...]; il tema
della beffa, perfettamente enucleato dal terzo episodio». (De
Sanctis).
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