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Quando
melancholia, arte e vita diventano la stessa cosa.
di Elena Liotta
Angela,
Angela, angelo mio
io
non credevo che questa sera
sarebbe
stato davvero un addio,
Angela
credimi, io non volevo.
Angela,
Angela, angelo mio
quando
t'ho detto che voglio andarmene,
volevo
solo vederti piangere,
perché
mi piace farti soffrire.
Angela,
Angela, angelo mio
ma
tu stasera invece di piangere
guardi
il mio viso in un modo strano
come
se fosse ormai lontano.
Ti
prego, Angela, no, non andartene
non
puoi lasciarmi quaggiù da solo
non
è possibile che tutto a un tratto
io
possa perderti, perdere tutto.
Volevo
farti piangere
vedere
le tue lacrime
sentire
che il tuo cuore
è
nelle mie mani.
La canzone di Luigi
Tenco la suonava Luca Flores, pianista e compositore jazz, morto
anche lui suicida, nel 1995 a 39 anni. La suonava per la cantante
e compagna di vita dei suoi ultimi anni, Michelle Bobko.
Sofferente da molto tempo di gravi cadute depressive variamente
curate, dall'elettroshock, ai farmaci alla psicoterapia, aveva
condotto comunque una brillante vita professionale. Aveva appena
inciso il suo ultimo lavoro For those I never knew ... quasi una dedica.
Nel 2003 Walter
Veltroni ha dedicato un libro a Flores, Il
disco del mondo, e ora sono usciti il libro di Francesca De
Carolis che porta il titolo della canzone di Tenco, e il film Piano
solo, ispirato alla sua storia.
Ho presentato il libro
della De Carolis a Roma cercando di far parlare l'arte e non la
psicoanalisi. di trovare dentro la storia i fili della vita e
della morte senza falsi moralismi, inclusi quelli terapeutici.
Angela,
Angelo,
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