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Pit
Capasso, l'Analogico Perplesso: forniscici la chiave
d'ingresso.
La chiave d'ingresso è questa: ! - il punto esclamativo.
Quando viene omesso, io mi sento nudo. Quindi di sicuro,
per entrare nella perplessità analogica, bisogna
accederci con il punto esclamativo, altrimenti
rischiereste di vedermi nudo, e non so che piacere
avreste... quindi, chiave d'ingresso: Analogico Perplesso!
Fa anche rima.
Cosa ti perplime musicalmente? O, forse, voce
perplessa perché?
L'aggettivo Perplesso, dal latino “perplexus”, tende
ad indicare chi è irrisoluto in mezzo a cose imbarazzanti
e confuse.
Divago
un po' e aggiungo i sinonimi che sono: incerto, indeciso,
dubbioso, esitante, confuso, tentennante, titubante,
timido, imbarazzato, scettico.
Bene,
ciò premesso, ora proviamo a immaginare l'analogico in
quest'era: come volete che esso stia se non esattamente
così?
E
va bene, ma analogico?
Se
poi in questo concetto che ho appena descritto
consideriamo analogico un ragazzo semplice che vive in
questa società - beh - l'esempio diventa ancora più
eclatante.
A
prescindere comunque dalla società attuale e segnali
analogici vari, la perplessità è uno status che mi
accompagna sin da bambino.
Sono
sempre stata una persona molto curiosa e spesse volte mi
capita di rimanere perplesso davanti a certi eventi,
circostanze, meccanismi, persone, logiche o parole che non
so spiegarmi o non riesco a condividere.
In
questo momento, a esempio, mi incuriosisce il ronzio che
fa questa zanzara che vola vicino al mio orecchio...
Non
infastidire le zanzare...
Non
le infastidisco, non preoccuparti, ma mi perplime
l'esistenza della stessa e il fatto che io non possa dire
“mi perplime” perché non è considerato un verbo ma
soltanto un aggettivo.
Oppure
lo posso dire ma non è corretto e la zanzara ha un
senso… va bene, lo ammetto! Volevo eviare la prima
domanda!
La tua musica, la tua arte, ha obiettivi di impegno
sociale?
Si. Prima di Analogico Perplesso!, c’è Pit Capasso: un
ragazzo che vive la sua vita come milioni di simili,
subisco e godo della società come tutti e spesso,
rimanendo confuso da ciò che mi accade intorno, prendo la
chitarra o mi siedo al piano e musico questa
sensazione.
Poi
la filtro in qualche sintetizzatore avariato e do vita
alle mie canzoni. Però mi piace scrivere di tutto e non
voglio rimanere sempre e solo sullo stesso binario.
Binario...
come per dire etichetta, vuoi evitare di essere
etichettato...
Esatto!
L’essere necessariamente etichettato per essere poi
riposto meglio in qualche scaffale FNAC è una filosofia
che non mi appartiene, almeno oggi.
Voglio
divertirmi, sono giovane e libero; fin quando la società
mi darà stimoli, scriverò della società. Certo che se
dovessi avere dei problemi seri con il mio gatto, o
innamorarmi di una novantenne, mi piacerebbe raccontare
anche di quello!
"Diossina Paranoia": buon ritmo, buona
presenza scenica, buona attenzione al "pezzo".
Tu come ne parleresti?
Un opera “POP” ben riuscita. Sicuramente, un’idea
concepita e realizzata con amore che va oltre la vanità
artistica.
Un
messaggio che voleva arrivare ed è arrivato. Questo
proprio a dimostrare che quando ci metti l'anima in
qualcosa, e quando questa cosa sia pensata a fin di bene,
è impossibile fallire.
Per
inciso, prima ho parlato di "opera", ma solo
perché così il modulo SIAE chiama le canzoni, non come
io chiamo il mio pezzo, sia chiaro!
Perché è arrivato il tempo di cambiare musica?
Perchè non si può piu' accettare un compromesso cosi
scadente!
La
discografia sta attraversando un brutto periodo, è
palese, lo sanno tutti! ma ciò non toglie che la
discografia italiana va peggio delle altre.
Non
voglio puntare il dito contro gli artisti, gli autori o a
chi mette la faccia davanti alla gente, io non sono
nessuno per permettermi ciò e non voglio sputare in
cielo, ma vorrei criticare gli imprenditori che gestiscono
il prodotto, meglio indicato come “bene di
consumo”.
Secondo
me, utilizzano canoni e logiche di mercato/aziendali che
sono degne delle scatolette simmenthal piu' avariate e
pertanto, un prodotto avariato non può che far male alla
gente.
Cosa
vuoi dire, spiegati meglio: avariato si addice appunto
alle scatolette, ma riferito alla musica?
Il
punto è proprio questo: la diseducazione musicale e il
concetto di musica che abbiamo importato in Italia.
L'aver
associato alla parola musica qualcosa di tondo che costa
venti Euro e che parli al 90% solo ed esclusivamente
d'amore e che sia catalogato come “musica
leggera”.
"Il
mercato discografico italiano campa sui due di picche dei
ragazzi" e su mummie stratirate che se applaudi più
forte, rischi di romperle.
Un
prodotto scadente, ripetitivo, che vogliono vendere per
qualcosa di nuovo o innovativo. “Pezzotti” della
musica estera ad ancora, dico ancora, 20 euro a disco!
Siamo
seri, per fare un disco oggi non ci vogliono più cifre
stratosferiche. Quindi si può guadagnare lo stesso
vendendo un disco a un prezzo inferiore.
Purtroppo
però esiste lo star system e tutto quello che concerne
questo mondo, questa cerchia di “compagni di merende”.
Bisogna fabbricare miti e i miti sono miti si sa!
Chi
sono a tuo parere i "compagni di merende"?
Tutti
i soggetti che contribuiscono a sostenere lo "star
system"; gli imprenditori, a esempio, sono tali e
spesso non capiscono niente di arte e questo va solo a
discapito della musica come "bene" dell'animo e
non di consumo.
Non
investono su qualcosa di realmente innovativo, o sui
giovani, perché non sanno come andrà il lancio del nuovo
prodotto.
Tutti
i giovani che vediamo girare sul mainstream, sono tutti
“Quelli che conoscono Quello”, salvo eccezioni. Ma il
problema ripeto, secondo me è soprattutto la chiusura
mentale a cui sono stati abituati gli ascoltatori.
Ovvio
c'è la crisi, ma questo c'è da prima! ed io non sono
l'oracolo o l'eletto. Prima di me, tanti colleghi si sono
espressi con queste parole. Quindi è una vecchia
canzone.
Gli
autori, i musicisti o chi scrive dei pezzi, sono schiavi
di questa logica assassina e possono scegliere poche
alternative nella loro carriera, tipo: o fai quello che
dicono loro e quindi converti le loro idee in musica
ottenendo i risultati radiofonici/discografici attuali o
segui una tua carriera “modesta” e senza
pretese.
Ovvio
il gap rimane, la pubblicità o l'accesso a certi siti o
certi luoghi per farti conoscere meglio ma con anni e anni
di gavetta entra in gioco la “catena di sant'Antonio”:
conosci uno, poi l'altro, poi l'altro ancora e piano
piano, invecchiando riuscirai magari a crearti un tuo
seguito e persino lavorare con delle major!
Ma
questa è la morte dell'arte.
Il
Mercato, sintetizzando, come al solito, la fa da padrone.
Ora, a esempio, qual'è il mercato più appetibile?
Gli
autori, infatti, finiscono per lavorare in posti assurdi,
si rinuncia a scrivere, oppure si scrive, o si canta, in
polacco; la discografia in Polonia pare sia in forte
crescita.
Volendo
considerare il lato “umano” della musica, poi, è anche
peggio: in Italia un autore emergente è una persona
maltrattata e poco considerata.
Bisogna
lottare per avere un rimborso spese, mentre in Svezia
esiste la pensione per i musicisti!
E
ciò mi lascia piu' che perplesso! Diciamo mortificato!
Bisogna
cambiare i settaggi del “pannello di controllo”.
Sarebbe
quindi arrivato il tempo di cambiare musica...
Mister
B!
Esatto,
questa frase l'ho usata per “sloganare” il mio ultimo
pezzo, Mr B., che rispetto alle altre mie produzioni,
risulta essere un po' più rock e non per dire quello che
ho appena detto sopra! Quindi, think Analogico & be
perplesso!
Ah,
bella frase di chiusura! Grazie Perplesso, soprattutto per
i tuoi pensieri sulla musica italiana di oggi. E... a
presto!
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