Killnoir si e' trovata quasi inconsapevolmente affibiato l'appellativo di - artista -. Il suo e' uno dei rarissimi casi di modestia nel mondo dell'arte: nonostante l'innegabile valore poetico della sua produzione, non ama definirsi un'artista e preferisce valutare le sue opere semplicemente come una forma di -esorcizzazione di paure e ansie-. Dietro allo pseudonimo killnoir si cela una fotografa trentenne di Bologna che ha ereditato per via paterna la passione per lo scatto e il cui percorso creativo si e' mosso all'insegna di una ricerca introspettiva e psicologica, utilizzando il proprio corpo come strumento espressivo.

La sua predilizione per il supporto fotografico va ricercata soprattutto nell'immediatezza di questo mezzo che permette all'artista di registrare quel vorticoso flusso di immagini interiori evocate dal suo background, da cui trae ispirazione l'accurata selezione di oggetti tematici predisposti ritualmente sul suo set fotografico. Ma definire killnoir -fotografa- e' riduttivo poiche' ella fa molto di piu': e' una vera body-artist e pone se stessa, il suo corpo e la sua intimità sotto l'occhio dell'obiettivo fotografico, diventando l'unica vera carnefice e vittima del suo violento, sensuale e sanguinario teatro, che altro non e' che una metafora dell'esistenza umana, spesso in bali'a di pulsioni autoreferenziali di contrapposta natura.

Killnoir si chiude nelle sue stanze buie, si circonda di tutto cio' che stimola il suo -piacere puramente visivo e sensoriale- mettendo in scena situazioni perfettamente connotate e cosi' racconta la sua storia, usando la fotografia come unico ed eterno testimone di quel preciso istante carico di significati. Il suo corpo lacerato (-il sangue e' il pianto della carne-), consapevolmente martirizzato e conseguentemente rimesso dal peccato viene offerto allo spettatore come strumento di identificazione e quindi di purificazione collettiva.

Le opere di killnoir sono raramente a colori. La predilizione per il bianco e nero e' perfettamente in linea con il suo immaginario crudo, schiettamente provocatorio e prepotentemente erotico. Aggiunge un inquietante atmosfera il forte contrasto luminoso che si crea tra il soggetto e lo sfondo, che impone sfacciatamente il protagonista della foto (spesso l'artista stessa) sotto gli accecanti e glaciali flash di una fotografa-serial killer.

L'attenzione maniacale e ripetitiva per la registrazione del delitto va inserito all'interno di un piano che mira a evocare ed esorcizzare la paura, rendendola spettacolare e mettendo in luce il lato fortemente estetizzante di un bellissimo corpo ferito.
Killnoir, oltre a vantare un originale e sofisticato linguaggio, e' anche una donna che ha saputo coniugare arte e vita, utilizzando la fotografia come strumento di liberazione dal dolore dei propri ricordi.

 

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