Come l’acqua che il taoismo affida al femminile Yin: più incontra ostacoli, più si fa la sua strada sottilmente, più sono state deprivate, più la loro voce si è alzata. 

Il Management Tuttofare delle Donne

di Elena Liotta

 

 

 Ho visto le donne trovare soluzioni creative per problemi pratici con una mentalità divergente che coglieva subito un uso nuovo per un oggetto vecchio, uno spazio che nessuno aveva visto come possibile, un materiale da adattare all’occasione, una forma innovativa. 

Come la cucina povera, o quella degli avanzi, sempre nuova, con pochi ingredienti che messi insieme in un certo modo producono un sapore, un colore, una forma appetitosa, che compensano altre mancanze. 

Ho visto donne far quadrare bilanci impossibili, senza paura di tagliare o di fare economia, sulle cose meno importanti s’intende. 

Ho visto donne scavalcare ostacoli burocratici, barriere legali e andare dritte al problema nei luoghi di potere, conquistando le loro risposte. 

Come alcune figure eroiche della storia e della letteratura, mentre erano donne comuni di cui nessuno ricorda il nome. Potrei continuare all’infinito. Il bello è che a queste donne sembra di non fare nulla di speciale, ma solo quello che andava fatto, ciò che serviva, il massimo con il minimo, a favore di tutti. Quando mettono su imprese, anche le donne giovani sanno misurarsi apertamente con i problemi e studiare insieme le soluzioni, anche se non hanno l’esperienza o la conoscenza trasmessa. Vuol dire che imparano direttamente dall’esperienza. 

E il multitasking? 

Portare avanti più attività contemporaneamente è una caratteristica forzata delle madri e di molte donne costrette dai tempi a incastro a non potersi occupare di una sola cosa alla volta, da sempre, non solo oggi. Interpretano così un ruolo plurimo: dirigente, segretaria, donna delle pulizie, madre, moglie, assistente agli anziani. Quello che serve lì per lì, senza sottrarsi. 

Perché allora non ci sono le donne ai vertici delle aziende o dei governi? Come mai non ci sono queste donne, ma piuttosto quelle che si muovono come gli uomini, con le loro logiche e il loro beneplacito? 

Forse il fatto che le donne siano considerate poco versatili nella matematica e in altre scienze fa pensare che non siano adatte né a condurre una guerra né a occuparsi di finanza, risorse e denaro. Su distorsioni del genere si è fondata a lungo la persuasione che le donne non fossero portate neanche per la pittura, tranne le solite Rosalba Carriera o Artemisia Gentileschi. 

Matematica a parte, ben altre erano le inibizioni che trattenevano le donne lontano dalla pittura: fatti concreti come salire e scendere da alte impalcature, vestite con le gonne, dover guidare gruppi di uomini, e altri compiti poco femminili per quei tempi, poiché la pittura era soprattutto affresco nelle chiese. Ma è bastato che si diffondesse il cavalletto perché le donne si mettessero a dipingere. 

Che cosa ci vorrà perché si apra alle donne la porta creativa della politica? 

La forza del contesto mette in luce le forme creative più originali delle donne, data la loro maggiore sensibilità all’ambiente che le circonda e alle risorse che vi si trovano. La lunga storia di controllo, limitazione e reclusione ha fatto scovare alle donne tutti i possibili mezzi per incanalare la propria intelligenza e creatività al servizio della sopravvivenza dei propri cari e di se stesse. 

Come l’acqua che il taoismo affida al femminile Yin: più incontra ostacoli, più si fa la sua strada sottilmente, più sono state deprivate, più la loro voce si è alzata. 

Confinate in cucina? Ecco allora nascere e diffondersi le ricette più bizzarre e i dolci più raffinati. In casa: tutti i lavori manuali e la costruzione di arredi e abiti da sogno, le narrazioni e l’invenzione di favole, storie, giochi per i loro bambini e bambine. Magari apprezzate solo dalle altre donne, ma va bene lo stesso. Soltanto nell’arte bellica non hanno mai brillato. 

Quando poi gli uomini hanno deciso di misurarsi con le competenze tradizionali delle donne, si sono moltiplicati i cuochi,i sarti, gli artisti e maestri di ogni disciplina e pratica. E tutti a dire che, però, quando gli uomini ci si mettono sono sempre i migliori. 

Ma è proprio così, o dipende da chi ha più desiderio di visibilità e notorietà? 

C’è qualcosa nella competizione che è veramente un retaggio animale, territoriale, e che alimenta una creatività del fare, del misurare, più che quella dell’essere e del fiorire. 

Avvicinare la testa alle mani, ma direi anche ai piedi, visto che ci siamo – oppure muoversi dall’infinito al finito – non sarebbe una cattiva idea per aumentare i livelli di buon senso, di intelligenza e di creatività operativa, in chiunque debba occuparsi degli altri, dalla famiglia al governo di una città e di un paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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