Proponiamo per DonnArte uno dei nomi eccellenti del panorama letterario italiano, o dovremmo precisare, sardo che merita tutta la nostra attenzione... Giovanna Mulas

 Nei prossimi numeri vi proporremo altri suoi lavori sia poetici che narrativi                                                www.giovannamulas.it                                                                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       Da ACTA EST FABULA   

di   Giovanna Mulas       

 

 

Qualcuno dice che un artista senta di più certe cose. 

Che sia una specie di eletto: una sensibilità particolare che segue il flusso e il riflusso delle maree, dei cicli lunari, il ciclo femminile, il ritmo della pioggia che cade su di una foglia e quello del rintocco delle campane, il ciclo della fermata del tram ogni quindici minuti eccetera eccetera.

Ecco, sì: l’acqua è come l’artista. 

Qualcuno di voi è mai rimasto sveglio, la notte, ad ascoltare il ritmo della pioggia sulle foglie? 

Quella pioggia discreta, di fine estate, che odora di erba tagliata di fresco e pare ti dica “scusi per il disturbo”.

Oh, amici miei, non sapete che vi siete persi: ascoltare con gli occhi, vedere con la mente, odorare con le mani. 

Tuttiisensiinme.

Certo, capisco che non può essere semplice per chi è
alle prime armi. 

Un poco, come dire? Fuori dalla morale comune.

Ma siamo artisti, no? Questo è l’esercizio che, se permettete, vi voglio consigliare e credetemi, proprio non è da tutti. 

Neppure da tutti gli artisti, in realtà è.

Ascoltare la pioggia dietro i vetri e, subito, vederla senza guardarla mentre, lentamente, danza nell’aria sospesa da una forza dispettosa, ancora lentamente scende, scende diritta e, all’istante del tocco con la piattaforma verde, prima implode e poi esplode, in mille altre gocce, mille altre facce, specchi, maschere che riflettono ciò che hanno toccato.


L’acqua come l’artista non è, eppure è tutto. In effetti se c’è qualcosa che può paragonarsi all’artista è l’acqua: un poco puttana nel senso più puro del termine (senza offesa: nel senso che si dà a tutti in egual misura. 

Le piace darsi e non ha un prezzo di listino in particolare), un poco vergine e sacra, con quel gusto del profano che grazie a Dio non guasta. 

Un clown che ride, anche quando questo mondo fatto di more che vogliono essere bionde e bionde che aspirano a essere rosse gli cade addosso, o cade addosso a chi ama. 

Una maschera bianca che cambia colore ogni qualvolta ne tocchi uno, entra in esso, lo penetra e lo copia, gli ruba l’anima, lo riporta uguale anche in quei tic fastidiosi che nessuno conosce e che ne rappresentano la debolezza, il tallone d’Achille; quelli del mignolo che parte in alto nell’istante in cui si afferra la tazzina del caffè per il beccuccio ed è troppo calda, quando l’emozione o la rabbia o la gioia cresce e la palpebra vibra, o come la goccia che prima implode, poi esplode.


Ho conosciuto artisti chiusi nel loro castello, e nel loro
specchio, e in quella goccia d’acqua salottiera nessun altro poteva riflettersi. 

Ma anche questi sono i rischi del mestiere.

Che magia, l’artista!

Che tocco insuperabile questo Profeta, Filtro del Niente.


Qualcuno dice che un artista senta di più certe cose.

Qualcuno dice così.

Ma questa non è la storia di un artista.


Do re mi fa sol la si. Vedi l’acqua che scende?

Madames et monsieurs, che il sipario si apra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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