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 a cura di Domenico Monetti 

         Germi ritrovato     

Programma a cura di Maria Assunta Pimpinelli

Durante il lavoro di controllo e identificazione che la Cineteca Nazionale svolge costantemente sui materiali conservati nei propri archivi, è stato recentemente individuato un documentario diretto da Pietro Germi intitolato Scrittori e poeti anglosassoni a Roma, la cui realizzazione si colloca presumibilmente nella seconda metà del 1946, essendo il relativo visto di censura (n. 1645) del 21 gennaio 1947.

Sconosciuto alle filmografie e agli studi correnti, questo cortometraggio costituisce, allo stato attuale delle conoscenze, l’unica opera “non-fiction” realizzata dal regista genovese, apprezzato autore di film a soggetto, in veste di sceneggiatore e/o di regista, oltre che interprete asciutto e spigoloso nei film propri o di altri.

Scrittori e poeti anglosassoni a Roma costituisce inoltre una delle prime opere realizzate da Germi, che, diplomato in recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1938, si mette in luce nel 1939 come sceneggiatore e aiuto regista di Alessandro Blasetti in Retroscena, poi esordisce come regista nel 1945 con Il testimone e l’anno successivo interpreta un piccolo ruolo (quello di un profugo) in Montecassino, di Arturo Gemmiti, docu-fiction sulle vicende della distruzione dell’abbazia da parte degli alleati durante la seconda guerra mondiale.

È quindi in una fase di personale sperimentazione creativa e in una temperie storica di totale rivolgimento che il trentatreenne Germi si misura con il documentario. Suoi compagni di ventura, in questa realizzazione, sono, nel ruolo di operatore (e unico collaboratore accreditato), Carlo Nebiolo, diplomato in fotografia al Centro Sperimentale nel 1938, stesso anno di Germi, e, nel ruolo di autore del commento, grazie alle informazioni reperite nell’Archivio della Revisione Cinematografica (Direzione Generale per il Cinema del MiBAC), Anton Germano Rossi, scrittore e umorista, all’epoca redattore della rivista «Marc’Aurelio».

Il documentario in questione vuole essere un omaggio agli Alleati, inglesi e americani, liberatori dell’Urbe. Forse ebbe un qualche ruolo la partecipazione di Germi al film su Montecassino, avvenuta all’incirca negli stessi mesi, o forse fu la gratitudine nei confronti degli alleati ad offrire lo spunto per celebrare il legame storico e culturale che, fin dal Settecento, aveva unito intellettuali inglesi e americani alla Città Eterna.

 Oppure, più concretamente, è probabile che il documentario sia stato commissionato dagli Alleati a un gruppo di giovani cineasti in perenne ricerca di lavoro. Una conferma di ciò potrebbe venire nel fatto che, nel giugno 1947 fu autorizzata dalla censura anche una versione in inglese, più lunga dell’originale di cento metri circa (v.c. n. 2543 del 27/06/1947), con titolo English and American Artists in Rome.

Alla presentazione del documentario sono abbinati tre film diretti dal grande regista ligure, girati negli anni immediatamente successivi.

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