CIAK    

Si ringrazia la Cineteca Nazionale                           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La situazione comica (1934-1988)

          

 
 

«Un film per comico: questa la soluzione adottata, con l'ambizione, forti dell'esperienza di Questi fantasmi, di scovare nella produzione di ogni comico un'opera non solo rappresentativa, ma anche meno conosciuta, e la tentazione, per contro, di non tralasciare del tutto i capisaldi della comicità.

 Non si poteva quindi prescindere da Imputato alzatevi!, memori dalla dichiarazione di Mario Mattoli: «La comicità in Italia si faceva in teatro. In Italia non esisteva proprio la stesura del film comico. C'era la corsetta alla Ridolini, qualche torta in faccia, ma niente di più. 

Un bel giorno io feci una pensata e misi assieme Simili, Guareschi, Maccari, Manzoni, insomma un bel gruppetto di umoristi già noti e meno, inclusi anche Steno, Metz e Marchesi, e dissi loro perché mai non mi facevano una stesura di film comico, con tanto di gag appositamente e intelligentemente studiate». 

L'allora critico Gianni Puccini colse la novità definendolo il primo film comico e da lì siamo partiti, non senza aver reso omaggio, nel contesto del cinema del Ventennio, a personaggi come i fratelli De Filippo (Non ti pago!), Vittorio De Sica (Tempo massimo) e i fratelli De Rege (Gli allegri masnadieri) che offrono una testimonianza concreta della contaminazione fra teatro, rivista e avanspettacolo. 

L'alto e il basso finalmente uniti ad altezza macchina da presa. È la comicità in divenire di un'autentica rarità come 6x8/48 (Tutta la città canta), film che desta subito interesse per la regia di Riccardo Freda, e di Botta e risposta di Mario Soldati, entrambi costruiti attorno a uno spettacolo di rivista con numeri canori e sketch comici.

Tralasciati, per assunto iniziale, sia i telefoni bianchi che le commedia all'italiana (ma qualcosa permane…), a offrire stimoli dagli anni Trenta agli anni Cinquanta sono proprio i film che mischiano linguaggi, situazioni, personaggi, come È arrivato il cavaliere! di Monicelli-Steno, ad uso e consumo della dialettica del signor "Ghe pensi mi!..." di Tino Scotti, o L'eroe sono io di Carlo Ludovico Bragaglia, dove la contaminazione è fra cinema e fotoromanzo, questa volta al servizio della vis comica di Renato Rascel. 

Comicità pura, in grado di migrare, spesso senza grandi variazioni, dal palcoscenico al grande schermo, frutto di una tradizione con forti connotazioni regionali e linguistiche (la retrospettiva offre, da questo punto di vista, una mappa della comicità, dal Nord al Sud), e quindi spaccato di un'Italia sulla via della ricostruzione, ove giungono gli influssi del neorealismo, piegati, ma solo in parte, nei duetti fra Totò e Fabrizi di Guardie e ladri di Monicelli-Steno.

Dal comico alla commedia il passo è breve ed ecco gli omaggi ai "colonnelli della risata" con opere singolari nella loro vasta filmografia: Sordi (Lo scapolo di Antonio Pietrangeli, più l'episodio di Un giorno in pretura di Steno), Manfredi (Le pillole di Ercole di Luciano Salce), Tognazzi (Il mantenuto, da lui stesso diretto) e Gassman (Lo scatenato di Franco Indovina), attraverso i quali si è voluto anche ricordare registi graffianti come Pietrangeli, Salce e Indovina (e lo stesso Tognazzi regista). 

Film con i quali irrompe l'Italia del boom, in cui anche la comicità si confronta con la perdita di identità in una società sempre più caotica: scambi di persona e sdoppiamenti di personalità si prestano non solo alla risata, ma a riflessioni più profonde, come avviene anche ne Il giovedì di Dino Risi, dove in discussione è la perdita di ruolo di un padre. Una prova di grande sensibilità di Walter Chiari. Di giochi di prestigio sul filo dell'identità è ricco il film più invisibile dell'intera retrospettiva: Cinque ore in contanti di Mario Zampi, regista ciociaro trapiantato con successo a Londra, tornato in Italia per girare un film in doppia versione, italiana e inglese, interpretato da un grande trio, l'insuperabile Ernie Kovacs, Cyd Charisse e George Sanders. Humour nero tipicamente anglosassone: peccato che in Italia non abbia lasciato tracce.

Non potevano mancare Franca Valeri e Monica Vitti, il cui talento comico ha già modo di dispiegarsi completamente nella breve forma di un episodio, la prima nelle mani di quel grande regista (non solo grande attore) che è stato Vittorio Caprioli (La manina di Fatma, episodio di I cuori infranti), e la seconda lanciata dal maestro Blasetti ne La lepre e la tartaruga (episodio de Le quattro verità): due personaggi che usano ogni arma pur di riconquistare il loro uomo. La manina di Fatma offre anche l'occasione di ricordare Aldo Giuffrè, recentemente scomparso.

La comicità fine anni Sessanta inizi anni Settanta è legata all'esplosione dei fenomeni Franchi-Ingrassia, qui colti nella loro prima prova da protagonisti (L'onorata società di Riccardo Pazzaglia), e Lando Buzzanca, per il quale la scelta è caduta su Il domestico di Luigi Filippo d'Amico per l'ambizioso tentativo di rileggere la storia di Italia attraverso le vicissitudini di un uomo al servizio degli altri. E accanto ad essi un fenomeno mancato: la coppia Montesano-Noschese lanciati da Dino De Laurentiis in una serie di film che andrebbero oggi studiati, oltre che dal punto di vista produttivo, per il camaleontismo, soprattutto linguistico, del grande imitatore, che nel film prescelto, Io non spezzo… rompo di Bruno Corbucci, imita alla perfezione il Volonté di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

Casotto di Franco Citti chiude idealmente il cerchio perché il film nasce dalla visione di un film-emblema degli anni Cinquanta, il primo in cui gli episodi sono intrecciati: «Una sera a casa - ha dichiarato Citti - ho visto un film ambientato su una spiaggia di Ostia, Una domenica d'agosto di Luciano Emmer. Davanti allo schermo c'erano l'attore, l'attrice con le sue belle cosce di fuori, ma sullo sfondo vedevo varie comparse che entravano e uscivano da una specie di cabina e mi incuriosiva sapere cosa capitava a quelle comparse»… 

Film che ispirano altri film, cinema che partorisce altro cinema: cos'è il genere comico se non la continua rielaborazione di un patrimonio ormai comune, iscritto nei nostri cromosomi? È questo filo invisibile, indissolubilmente legato alla storia d'Italia, che abbiamo cercato di ricostruire» (Domenico Monetti, Luca Pallanch, dal Catalogo della 67ª Mostra di Venezia).

   

 

 

 

 

 

Al cinema TREVI di Roma nuovamente rassegne e proiezioni di film 

sommario                             CIAK Home