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di
Roberto Laneri
Vigilia
di Natale.
Ufficio
postale di zona, come dire uno di quei posti che eviterei anche
in giornate normali, ma che purtroppo sono costretto a visitare
a causa delle ragioni per cui di solito si è costretti ad
andare all’ufficio postale. Per cui sono più che rassegnato
alla calca inumana di persone che probabilmente hanno le
migliori ragioni per essere mediamente imbufalite, come da
classico copione pre-natalizio.
Ma
c’è una cosa che non mi sarei aspettato, e che ha su di me la
funzione di goccia d’acqua che fa traboccare il vaso.
Questa
cosa è la musica, o meglio qualcosa che superficialmente le
rassomiglia ma che ai miei orecchi sembra più un crimine contro
i diritti civili, roba da scrivere all’ONU o ad Amnesty
International.
Appena
entrato, sono investito da un’onda sonora che ha il potere di
dissociare completamente la mia percezione. Infatti quest’onda
è composta di due elementi principali: da una parte il motivo
familiare dell’Inno alla
gioia di Beethoven, che automaticamente evocherebbe
percezioni rassicuranti e gradevoli, di buona musica classica
per intenderci (anche se l’ultimo movimento della Nona
non è proprio il Beethoven che preferisco, ma lasciamo
perdere), senonché non si tratta della Nona
come la conosco.
Il
motivo infatti è arrangiato per suoni sintetici, e non ci
sarebbe niente di male, dopotutto non sono un purista e non ho
nulla contro i sintetizzatori, ma qui si ascoltano suoni
veramente dozzinali, presets
da due soldi, insomma a tutto c’è un limite.
Passando
al secondo elemento, e qui davvero siamo oltre ogni limite, il
tutto è accompagnato da
suoni di una batteria elettronica della peggior specie, per
giunta programmata senza alcuna inventiva o musicalità.
Mi
sento insomma come il classico cane di Pavlov, manipolato e
insultato nel peggiore dei modi.
Evidentemente
qualche idiota ha pensato di adeguarsi allo spirito natalizio e
“rallegrare” le code degli utenti con della musica, e si sa
che la musica ha il potere di rallegrare (ma chi l’ha
detto? tuttavia questa è un’altra storia…).
Sugli
altri utenti non mi pronuncio (in realtà sembrano tutti
abbastanza assorbiti dai rispettivi bollettini e raccomandate da
non accorgersi dell’orrore che si sta consumando, un po’
come nell’ Invasione
degli ultracorpi, il classico di fantascienza diretto da
Robert Wise in cui gli abitanti di una tranquilla cittadina
americana vengono invasi dagli alieni che ne sostituiscono le
menti mantenendone i corpi, che però assumono movimenti legnosi
e robotici), quanto a me sperimento un’ondata di qualcosa che
si può soltanto definire rabbia allo stato puro e senza
precedenti.
Sembra
impossibile, ma la rabbia aumenta ulteriormente, perché
il motivo di Beethoven viene improvvisamente rimpiazzato da un
altro motivo fin troppo familiare, quello iniziale della Kleine
Nachtmusik di Mozart, il tutto senza soluzione di continuità,
sullo stesso pattern di
batteria elettronica e con gli stessi suoni.
Insomma,
si continua così, nel senso che dopo un po’ come se niente
fosse si passa alla Moldava
di Smetana, al Liebestraum
di Liszt, ad alcune tra le peggiori Danze
ungheresi di Brahms
A
proposito, mi sento in dovere di aprire una parentesi, sorta di
ipertesto ante litteram, sul
fatto che troppo spesso i migliori compositori vengono
identificati nell’immaginario popolare dalle loro creazioni
peggiori.
Nel
caso di Brahms, compositore impeccabile e rigoroso quanto pochi
altri, c’è questa macchia delle Danze
ungheresi che per di più di veramente ungherese hanno ben
poco, come hanno chiarito una volta per tutte le ricerche di
Kodaly e Bartòk, e che - a voler essere benevoli - ricordano i
rigurgiti dei borghesucci viennesi di fine ottocento troppo
pieni di Sacher Torte.
Resta
il fatto che i criminali (perché di autentici criminali si
tratta) compilatori di queste scellerate musiche cosiddette
d’intrattenimento hanno un istinto infallibile nello scegliere
comunque il peggio.
Esagero?
Non
credo proprio.
Questo
inquinamento acustico dilagante abbassa la qualità della vita e
si configura come una sorta di sfregio a quelle opere d’arte
che sono le composizioni originali, anche a quelle minori come
le Danze ungheresi che
restano comunque anni luce al di sopra del ciarpame musicale
corrente.
Non
si capisce (non capisco) perché chi rovina un quadro in un
museo o stacca un dito ad una scultura classica vada in galera
(o almeno, spero che ci vada), mentre chi massacra un’opera
musicale rimane non solo impunito, ma probabilmente si
arricchisce anche indebitamente perché trova il modo di
dichiarare il tutto alla SIAE come proprio lavoro originale (nel
qual caso ci sarebbe anche il reato di plagio).
Ma
delle vere e proprie truffe che si consumano all’ombra della
SIAE parleremo un’altra volta, sicuramente non quest’anno
che volge alla fine, tra i ghiacci che si sciolgono e gli orsi
polari alla deriva, al suono di una batteria elettronica mal
programmata.
Buon
anno!
Roberto
Laneri
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