Qualora voleste ascoltare le originali note del Maestro Roberto Laneri, adesso potreste farlo digitando il seguente indirizzo web che vi condurrà allo spazio del maestro su MySpace:  http://www.myspace.com/robertolaneri  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Paradiso Terrestre E' In Sussex

 

   

 di Roberto Laneri

A rischio di (ri)scrivere banalità, vorrei dire ancora una volta che la rete ha veramente e irrevocabilmente cambiato tutto, anche nel mondo degli strumenti.

A metà dell’estate scorsa ho avuto un’illuminazione, e cioè che la migliore cura per tutti i mali, da quelli fisici a quelli amorosi, fosse l’acquisto di un nuovo sax contralto (era vero). 

Una volta sarei andato nei tre negozi di Roma degni di questo nome (uno ce l’ho anche vicino a casa), avrei provato gli strumenti disponibili (pochi), e ne avrei comprato uno, più che altro perché una volta deciso di comprare un nuovo sax non si torna a casa a mani vuote, anche se si ha coscienza che nel mondo si sarebbe potuto trovare di meglio e di più. 

Dove, nel mondo? Per esempio a Parigi, o meglio ancora in Inghilterra. Ho sotto gli occhi, proprio in questo momento, la cartolina pubblicitaria di un negozio inglese che ha più di 300 sax in esposizione nella succursale di Londra (un’altra succursale, nel Sussex, ne ha 600). 

In un angolo si intravede persino un tecnico very British (sembra uscito dalle pagine di un romanzo di Dickens), rotondetto e paffuto, persino corredato di un gatto (che dalla foto si direbbe siamese). How’s that for class?

La coscienza veniva convenientemente messa a tacere dal fatto che una volta, tra viaggio e soggiorno, ci sarebbe voluto un altro milione da aggiungere a tre o quattro necessari per l’acquisto di uno strumento professionale, per non parlare delle (ahimé, assai ben fondate) paranoie doganali al ritorno in Italia. 

Se poi ci si trovava, come si suol dire, a passare, si potevano trovare cose favolose, in Italia virtualmente inaudite. Ad esempio più di trent'anni fa ho comprato un bocchino per sax soprano dalle parti di Piccadilly di cui in tutto questo tempo non ho mai trovato eguali. 

Ora, personalmente dedico molto tempo ed energia alla scelta del set-up ideale, però poi una volta raggiunto l’optimum ritengo giusto disinteressarsi completamente di eventuali novità e pubblicità mirabolanti, cose tutte che richiedono tempo ed energie che sarebbero meglio spese a suonare e studiare. 

D’altra parte, la scelta del proprio strumento e di accessori come ance e bocchini è un evento capitale nella via di un musicista, e in quanto tale si verifica poche volte. 

Recentemente, visto che il tempo non passa invano, ho notato dei piccoli segni di decadenza nel bocchino di cui sopra, e ho pensato che avrei potuto acquistarne una copia esatta. Però nel frattempo l’artigiano che li fabbricava era passato a ad altra vita (non si sa quanto migliore), quindi niente da fare. 

Improvvisamente nella rete si sparge la voce che esiste ancora uno stock di bocchini da finire (i cosiddetti blanks), e che il figlio dell’artigiano di cui sopra si stava mettendo all’opera, mentre il mondo (si fa per dire…) stava col fiato sospeso. 

Per farla breve, sono riuscito ad ottenere, per la modica somma di 500 EURO più spese postali, una replica del mio bocchino per soprano e un nuovo bocchino per contralto con simili specifiche. 

Ebbene (sorpresa!), la supposta replica è veramente insuonabile, mentre l’altro non è male ma ho di meglio; a conferma del fatto che per gli strumenti a fiato, dall’oboe al didjeridoo, passando per il sax, vale la legge per cui il suono risente assai poco di ciò che accade nella parte finale (la cosiddetta campana), mentre un minuscolo cambiamento nel bocchino, o nell’ancia, può avere conseguenze catastrofiche.

Come nel racconto La lotteria di Babilonia, di Borges, nel quale (cito a memoria) “a volte, venivano aggiunti o sottratti alcuni granelli di sabbia al letto dell’Eufrate. Le conseguenze potevano essere terrificanti.”

Comunque sia, una volta ci si accontentava di quello che si riusciva a trovare. Ma ora c’è internet, questa meravigliosa “rete di Indra”[1] in cui, sapendo dove cercare, si trova tutto, o quasi. 

Però qui cominciano i problemi. 

Una volta nessun musicista avrebbe comprato a scatola chiusa delle ance sconosciute o un bocchino senza averlo prima provato. Personalmente trovo abbastanza stupefacente che oggi invece si spendano centinaia di euro per accessori che sulla carta risolverebbero (è d’obbligo il condizionale) tutti i problemi dello strumentista, in una sorta di ansiosa e affannosa ricerca del santo Graal. 

En passant, una conseguenza di tutto questo è che i negozi di strumenti musicali (almeno in Italia, nel Sussex, come abbiamo visto, è tutta un’altra storia…) siano ancora più sforniti di prima. 

Quindi, in rete si trova tutto, ma in base a quali criteri avviene la scelta?

Per quanto mi riguarda, credo di avere nel tempo sviluppato un istinto, sicuramente innato ma perfettibile come tutte le cose innate, che posso soltanto definire come una siddhi per quanto riguarda le cose della musica, ovvero una sorta di potere sovrannaturale, che mi consente, ad esempio, di scegliere il migliore CD tra vari candidati anche soltanto guardano la copertina, in casi estremi addirittura poggiandovi sopra la mano. Non sto scherzando, è la pura verità. 

Una volta un’amica mi chiese di accompagnarla a comprare un disco con gli ultimi successi di Sanremo (a proposito, l’evento ferale, sorta di minaccioso e ricorrente meteorite, si avvicina, non posso che invitare a visitare il sito “aboliamo il festival di Sanremo” su Facebook), e io non riuscii nemmeno a entrare nel negozio, uno di quei negozi sprovveduti che hanno soltanto gli “ultimi successi”. 

Non so quanti mi possano capire, ma in quel caso l’amicizia fu messa a dura prova dal mio comportamento ritenuto, a torto o a ragione, ma secondo me a torto, piuttosto bizzarro.

Comunque sia, a coloro che sono sprovvisti di poteri soprannaturali non resta che affidarsi alla pubblicità, che nel caso degli strumenti musicali e accessori è per il 90% quanto le case produttrici dicono dei loro stessi prodotti. Il restante 10%  consiste di citazioni leggermente modificate. In altre parole, il mercato si alimenta in massima parte di illusioni, come del resto la vita a proposito delle classiche illusioni del buddismo.

Tra le tante illusioni che riguardano gli strumenti musicali, quella che chiamerei “l’illusione dei materiali”, che porta e ritenere che la scelta del materiale di cui è fatto uno strumento o parte di esso sia cruciale. 

Per cui oggi sono di gran moda modelli di sax in bronzo piuttosto che in ottone, bocchini di bronzo più o meno ricoperto e così via, ovviamente, a prezzo, mi si passi il bisticcio, di sostanziali sovrapprezzi, che nel caso di una casa produttrice, peraltro tra le migliori, raggiungono circa un migliaio di euro. 

Non è questa la sede per produrre la miriade di studi serissimi di fisica e acustica che affermano come la scelta dei materiali sia largamente ininfluente sul suono di uno strumento[2],  ma quanti, non dico tra il grosso pubblico, ma tra gli stessi saxofonisti, si sono accorti, o si accorgerebbero, che nell’album Jazz at the Masssey Hall, capolavoro assoluto registrato live a Toronto nel 1953 dal quintetto di Charlie Parker (con Dizzy Gillespie, Bud Powell, Charlie Mingus e Max Roach), Parker suona un sax di plastica, il Grafton Plastic, che quando era in produzione costava più o meno $ 80 e che adesso, in rete, si trova tra i 6000 e 8000 EURO?[3] 

Il fatto è che Parker arrivò al concerto senza strumento, probabilmente perché, come gli capitava spesso, se l’era impegnato per comprarsi la droga[4]. Il Grafton fu trovato all’ultimo momento in un negozio di giocattoli. Il che vuol dire che la qualità e quantità della droga in certi casi (almeno nel caso di Charlie Parker) influisce di più sul suono del materiale…

En passant, su un sito che non nomino è in vendita il sax di Steve Lacy, maestro indiscusso del sax soprano scomparso pochi anni fa, a partire da (ma che significa?) la modica cifra di 25.000 EURO.

Ora, se l’acquisto dello strumento in questione garantisse all’acquirente, per una sorta di proprietà transitiva misticamente declinata, di suonare come il grande maestro, la cosa si potrebbe anche prendere in considerazione, ma ovviamente non è così. 

Personalmente non comprerei mai il sax di Steve Lacy, anche ad un prezzo minore, per la semplice ragione che io non sono Steve Lacy, che tra l’altro conoscevo e al quale ricordo di aver detto che non mi piacevano i sax Selmer e che preferivo gli Yamaha, per una serie di ragioni che sospetto non siano di interesse generale, ma strettamente saxofonistico, e sulle quali pertanto sorvolerò. 

Tuttavia non sarei sorpreso se questo strumento venisse venduto molto presto. Del resto l’eventuale acquirente entrerebbe in possesso anche del leggendario bocchino di Steve Lacy, un Otto Link n. 12 (costruito apposta per lui, il massimo dell’apertura è n. 9)  del quale esistono solo tre esmplari, per la buona ragione che un’apertura simile non è suonabile da chi non sia un clone del grande saxofonista.

Insomma, la componente “religiosa” gioca un ruolo eminente nelle transazioni su internet, alimentata dalla pubblicità delle case costruttrici. 

A leggere con un minimo di coscienza critica quanto i costruttori dicono dei loro strumenti o accessori, si tratta quasi sempre di affermazioni senza alcun fondamento logico, basate su assunzioni del tutto fideistiche, formalmente del tutto identiche ad affermazioni del tipo “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me.” Ma si sa, la pubblicità è l’anima della religione (volevo dire del commercio…).


[1] “Si dice che nel cielo di Indra vi sia una rete di perle, disposte in modo che se se ne guarda una si possono vedere tutte le altre riflesse dentro di essa” (sutra buddista).

[2] naturalmente, quanto sopra va preso cum grano salis, nel senso che nessuno sano di mente fabbricherebbe un sax di cartapesta o di gorgonzola. Detto questo,

[3] Lo stesso strumento poi reso famoso da Ornette Coleman.

[4] questa è la ragione per cui molti modelli di sax sono pubblicizzati come “il sax che suonava Parker”. In realtà li ha suonati più o meno tutti.

Roberto Laneri

                                                                               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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