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 Concerto Per... Violino: A Voi Brahms!

 

   

 di Roberto Laneri

Verso la fine dell’800 il concerto per violino e orchestra colma il gap che fino ad allora lo aveva tenuto in posizione subordinata rispetto al concerto per pianoforte. 

E' opportuno ricordare che il concerto per violino nasce ben prima di quello per pianoforte, per la semplice ragione che non esisteva ancora quando il violino era uno strumento già portato alla perfezione a opera dei maestri di Cremona. 

Il “gravicembalo col piano e col forte” di Bartolomeo Cristofori diventa ben presto una formidabile macchina sonora in grado di dialogare alla pari con un’orchestra anch’essa in via d’espansione nell’organico e nelle risorse sonore. 

L’opportunità era troppo ghiotta perché Beethoven, notoriamente affetto da “titanismo” oltre che da sordità e da cirrosi epatica, se la lasciasse sfuggire. Il risultato fu il quinto concerto per pianoforte e orchestra, detto l’Imperatore, che se non è il più bello dei cinque si pone da subito come un  lavoro di spessore e potenza fonica senza precedenti. 

Al confronto, il Concerto per violino op. 61 appare di un neoclassicismo freddino e un po’ compassato, tanto che fu dimenticato dallo stesso compositore, e dovette aspettare ben trentotto anni per essere riscoperto dal solito Mendelssohn, ed eseguito da Joseph Joachim, sicuramente in modo assai più responsabile della prima esecuzione, in cui il solista, dopo il primo movimento - a sorpresa - si mise a suonare delle proprie sciagurate variazioni.

Nell’opera di Mozart, anche in precedenza, i cinque concerti per violino suonavano, e tuttora suonano, pallidi, anemici e non proprio ispirati; appaiono come pratica noiosa da sbrigare nel modo più indolore possibile. Rispetto ai ben ventisette concerti per pianoforte e orchestra, alcuni dei quali di dimensioni che si possono definire monumentali, e ai quali si aggiungono, per buona misura, due concerti rispettivamente per due e per tre pianoforti.

Il compito di adeguare il violino al suo ingombrante cugino viene svolto da una nuova generazione di virtuosi da Paganini in poi. 

Scoprono possibilità impensate in uno strumento di cui si credeva di sapere tutto; alcuni compositori, inoltre, passeranno alla storia anche e proprio con un concerto per violino. 

I due compositori che riescono nell’intento sono Brahms e Tchaikovskij, i cui concerti per violino e orchestra, rispettivamente op. 77 e 35, soddisfano quelle condizioni di trascendentalità tecnica e di monumentalità musicale che il pianoforte aveva già da tempo (e in gran parte ad opera degli stessi compositori) ampiamente onorato.

E tuttavia i due concerti, benché scritti nello stesso periodo (1878) a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, non potrebbero essere più diversi, come diversi, e per molti versi antitetici, erano i loro compositori.

Brahms era uno dei massimi compositori dell’occidente che, popolarmente, riconosce i suoi vertici nei proverbiali “3B”: Bach, Beethoven e, per l’appunto, Brahms. 

Compositore incredibilmente complesso e, proprio per questo, non ben conosciuto da quei pochi che spesso si limitano all'ascolto di alcuni temi famosi e accattivanti, ma che si guardano bene dall’addentrarsi nella selva - a volte piuttosto oscura - degli sviluppi. 

A esempio il film Aimez vous Brahms?, tratto da un romanzetto di Françoise Sagan, ha certamente reso popolare uno dei temi della Terza Sinfonia, che nel film appare anche suonato da un quartetto jazz; non ha pero' reso altrettanto famosa la sinfonia stessa, nella sua formidabile interezza e complessità.

 Personalmente penso a Brahms come un compositore più per “addetti ai lavori”, perché veramente bisogna essere musicisti per seguire sino in fondo i meandri del suo universo musicale, che egli peraltro si guarda bene dal rendere accessibile (con qualche eccezione, pochissime, a esempio nelle Danze Ungheresi, non a caso tra i suoi pezzi più popolari). 

Brahms, insomma, rimane a tutti gli effetti un musicista sommo e sommamente difficile, molto più di quanto l’ascoltatore casuale si possa rendere conto.

Mutatis mutandis, uno dei più grandi esponenti di quello che nel Medio Evo si chiamava trobar clus, e cioè: un procedere per allusioni oscure, favorito in questo anche dalla sua riscoperta (era ora!) e dominio assoluto del contrappunto, animale trascurato da Haydn e Mozart in poi e diventato nel frattempo una bestia selvatica e intrattabile. 

Giocano in questo sicuramente anche i fattori personali che avevano contribuito a rendere Brahms una sorta di orso di montagna:

Brahms era uno di quegli uomini che dividono le donne in vergini e prostitute. Le sue esperienze con queste ultime iniziano nella sua adolescenza ad Amburgo, quando iniziò a suonare per denaro nei bordelli del porto (…). A Vienna, le prostitute che conosceva, e che lo trovavano gentile, lo salutavano per la strada. (…) Ad ogni modo Brahms evidentemente era incapace di stabilire dei rapporti di intimità con donne rispettabili.[1]

Tralascio di parlare della non-storia di Brahms con Clara Schumann, perché già molto se ne è parlato in questa rubrica. 

Musicalmente, Brahms era un conservatore, nonostante la modernità di certe sue soluzioni. Venerava Beethoven (la sua Prima Sinfonia venne soprannominata la “Decima”) e detestava Liszt, Bruckner e Tchaikovskij (tuttavia quest’ultimo, nel loro unico incontro, lo trovò simpatico). 

Quanto a Wagner, che non piaceva a nessuno sul piano personale, di certo non gli piaceva l’estetica, ma da grande musicista qual era ne riconosceva la grandezza. Le sue posizioni trovarono un campione in Edward Hanslick, filosofo e giornalista, autore del notevolissimo The Beautiful in Music, che è praticamente un manifesto del fare musica brahmsiano.

L’unico punto di contatto, forse, tra Brahms e Tchaikovskij sta proprio nella zona d’ombra delle loro vite, molto più oscura, come vedremo, nel caso del russo. 

Si può tranquillamente affermare che personalità del genere, se non avessero trovato espressione nella musica, avrebbero trascorso gran parte dei loro giorni in un asilo psichiatrico, come tra l’altro capito' a Robert Schumann, che di Brahms fu maestro e amico, nonostante la musica.


[1] R. James Tobin, recensione di  Johannes Brahms, a Biography,  di Jan Swafford, ed. Knopf, N.Y., 1997

Roberto Laneri

                                                                               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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