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di
Roberto Laneri
Le
cosiddette “bufale” su internet non finiscono mai di
stupire. Decisamente le vie della creatività umana sono
infinite; dispiace solo che spesso essa sia rivolta a futili
esercizi di disinformazione, nel migliore dei casi. La rete sta
diventando qualcosa di simile alla Biblioteca di Babele di Borges, massa d’informazione che si
direbbe dotata di vita propria e che si
moltiplica all’infinito… very
interesting.
Oggi,
coerentemente con il titolo di questa rubrica, mi occuperò di
una bufala che riguarda la musica e il mondo del suono, e più
specificamente il diapason.
Il diapason,
sorta di forchetta metallica che si acquista per pochi euro in
qualsiasi negozio di musica, può essere considerato uno
standard di misura, una sorta di metro musicale che fa sì che
strumenti diversi possano, come si dice, “accordarsi” sulla
stessa nota.
Prima
dell’inizio di un concerto sinfonico tutti gli strumentisti
preludiano caoticamente, per scaldare lo strumento, le dita, le
labbra. Dopodiché il direttore d’orchestra sale sul podio, se
necessario li zittisce, e in un silenzio molto significativo e
carico di tensione, il primo oboe “da il la”
su cui si accorda il resto dell’orchestra.
Il suono,
come sappiamo, avviene nell’aria. Se John Coltrane avesse
suonato Interstellar
Space, per l’appunto, nello spazio, non avrebbe potuto
udire nemmeno se stesso.
Perché si produca suono occorre che qualcosa vibri periodicamente nell’aria, e che la vibrazione si
trasmetta con delle onde di pressione regolari, per meglio dire
periodiche.
Questo significa che i rebbi del diapason, sorta di
forchetta metallica che si acquista per pochi euro in qualsiasi
negozio di musica, oscillano 440 volte in un secondo per il la
centrale.
Ora, è pur
vero che 440 è la frequenza ufficiale, ma in pratica spesso si
suona a 442, quando non addirittura a 445.
È il
cosiddetto “suono brillante”, com’è ovvio che sia, data
la tensione maggiore a cui sono sottoposti i materiali degli
strumenti e gli esecutori stessi.
In molti
casi gli stessi strumenti si sono “evoluti” per poter
accomodare carichi di tensione maggiore. Il telaio in acciaio
del pianoforte deve resistere a tensioni molto più forti del
clavicembalo; le corde di metallo hanno rimpiazzato le corde di
budello negli archi e via discorrendo.
Anche
l’esecutore accusa lo stress di un’accordatura troppo alta,
il che si capisce benissimo se pensiamo che la pressione
dell’aria spostata dal proprio strumento va a colpire in prima
battuta l’esecutore stesso. Se poi pensiamo alla voce, i
cantanti lirici già normalmente la sottopongono ad un training
per molti versi simile quelli degli sportivi, e dunque
l’aumento della tensione nelle corde vocali derivato
dall’innalzamento del diapason, anche di pochi Hz, può
risultare devastante. Del resto è sempre stata pratica comune
nel melodramma “trasportare” un aria mezzo tono o anche un
tono sotto quando i cantanti non sono in serata.
Altro
esempio di conseguenze di un’accordatura troppo alta: la
scarsità di tenori in grado di cantare la parte, oggi troppo
acuta, della Missa
Solemnis di Beethoven. Per cui sarebbe già molto che
venisse fatto rispettare il diapason a 440, come spesso di dice
a proposito delle leggi.
Fin qui, il
buon senso, che si può estendere anche ad auspicare un leggero
abbassamento del diapason. Dico “auspicare” perché non
avrebbe alcuna probabilità di riuscita.
Infatti gli
strumenti musicali vengono tarati in fabbrica e venduti nei
negozi per il diapason a 440, e se per gli archi non è un
grosso problema intonarsi su un’altra frequenza di
riferimento, per i fiati non sarebbe possibile scendere a 432,
come vorrebbero i promotori della bufala in questione, perché
la lunghezza del tubo non si può manipolare oltre dei limiti
davvero ristretti senza alterare le proporzioni (intervalli)
esistenti.
Il risultato
sarebbe che, digitando l’esecutore una scala qualsiasi, gli
intervalli all’interno di quella scala uscirebbero
completamente falsi. In effetti 440 è uno standard davvero
ottimale per gli strumenti a fiato; non a caso fu a suo tempo
adottato in tutto il mondo per le pressioni delle bande.
Se il
diapason ufficiale scendesse a 432, tutti i flauti, clarinetti,
oboi, fagotti, sax etc. diventerebbero inservibili (non sarebbe
possibile “convertirli”).
È vero che
di solito chi suona musica antica si accorda a 435 (e
comunque non 432…), ma per questa musica esiste tutta
un’industria/artigianeria che produce strumenti tarati su
questa frequenza, comunque inservibili per altri tipi di musica.
Ripeto,
siamo nei limiti del buon senso.
Ma se andiamo a digitare rivoluzione
omega su Google, troviamo,
a proposito del diapason a 440
…una
cosa che davvero non sapete. (…) una causa predominante del
disequilibrio armonico della nostra società è dato anche da
una disarmonia di frequenze musicali voluta da Roma.
Insomma,
addirittura una cospirazione delle forze del male, una
“disarmonia del suono intenzionalmente voluta”. Che Roma
fosse ladrona, si sapeva. Ora si sa che è anche stonata.
Comunque sia, c’è un rimedio: unirsi al movimento
… che unifica
tutti i campi, le culture, la tecnologia, la tecnologia
interiore e naturale, lo sciamanesimo, il buddismo, la
tecnologia di trasmissione, Internet e la Rete interiore, le
culture musicali, i campi artistici
e l'intera umanità nella Rivoluzione Omega post-gnostica
Pan-Gaiana, usando
le armoniche, il linguaggio della creazione e il DNA.
per (ri)portare
il diapason a 432 Hz. Come se quanto sopra non bastasse, viene citata come pezza
d’appoggio una lettera di Verdi alla commissione musicale del
governo nel 1884, che non è altro che un invito, da buon
operista pragmatico che non vuole sforzare oltremodo le voci dei
cantanti, ad abbassare il diapason a 435, secondo lo standard di
Parigi:
Sarebbe
grave, gravissimo errore, adottare come viene da Roma proposto
un diapason di 450 vibrazioni.
Certo
che sarebbe un grave errore, talmente grave che si correggerebbe
da sé, dal momento che nessun orchestra riuscirebbe ad
accordarsi.
E
comunque, personalmente non riesco a leggere, nel come viene da Roma proposto verdiano
nulla di più della pur giustificata diffidenza di
musicisti e insegnanti di conservatorio verso il Ministero e i suoi burocrati, visti come intenti a distruggere la
musica in modo anche caricaturale, vedi l’errore di scrittura
di qualche impiegato pre-kafkiano.
Insomma,
in fatto di ipotesi fantasiose, Dan Brown ci fa la figura del
dilettante!
Roberto
Laneri
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