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Rulli
di Pianola
di
Roberto Laneri
Parecchi anni fa, Berlino,
casa di una amica pianista e vocalist
tedesca. Grande eccitazione perché è arrivato un pacchetto che
dovrebbe contenere un CD con registrazioni (vere registrazioni,
non rulli di pianola) di Brahms. Infiliamo il CD nel lettore
come se fosse il Santo Graal, che a giudicare dal prezzo pagato
per il CD dovrebbe costare poco di più, e attendiamo quei pochi
lunghissimi secondi che precedono l’inizio del brano.
Il suono che esce dalla casse
a me ricorda una betoniera che macina ghiaietto, la mia amica
teme un guasto irreparabile al suo stereo. In mezzo al fragore
si sentono delle note alonate di uno strumento che potrebbe
essere un pianoforte in vari stadi di disgregazione, ma anche un
piano elettrico, un synth, finanche il risultato di maneggi e
manipolazioni sonore oggi facilmente accessibili grazie al
computer. Anzi, ora che ci penso, il pezzo che stiamo ascoltando
potrebbe anche essere un falso. Voglio provare a vedere cosa
succede con i Notturni di Chopin suonati da Rubinstein e un plug-in
che si chiama low-fi,
e che serve ad “antichizzare” qualsiasi cosa.
Qualche anno prima. Sono a Los
Angeles, nella villa di un dentista di Hollywood che avendo per
pazienti le stars è
riuscito a diventare ricco come e forse più di loro, tanto è
vero che il suo hobby
è piuttosto costoso. Scendiamo in un vasto salone con velluti e
colonne, in cui troneggiano una quindicina di splendidi
pianoforti a coda. Ci sediamo, ed ascoltiamo musiche di Debussy,
Bartok, Prokofiev ed altri, suonate dagli autori. In realtà
ascoltiamo dei rulli di pianola “incisi” dagli autori
secondo un ingegnoso sistema di trascrizione per cui la musica
diventa una serie di perforazioni su un rullo di carta, e può
essere letta da un meccanismo che si può montare su un
pianoforte. Nei primi decenni del secolo scorso molti pianoforti
venivano venduti già modificati. Inutile dire che il suono dei
pianoforti è bellissimo, semmai un po’ legnoso ritmicamente…
Insomma, non ci accontentiamo
mai. Tra Brahms che annega nel rumore delle incisioni storiche e
Debussy che sembra una lezione di solfeggio non si sa cosa
preferire.
Cioè, no. Io preferisco il
Debussy dei rulli di pianola, una forma di “registrazione” a
mio parere geniale, e che si potrebbe definire un sistema MIDI
ante litteram. In ogni caso si tratta di due soluzioni al
problema della preservazione dei suoni, problema affrontato e
parzialmente risolto da circa un secolo (già il fatto che la
musica esista da millenni e che solo nell’ultimo secolo
cominci ad essere fissata su un qualche supporto dovrebbe
offrirci molteplici spunti di riflessione e speculazione). Se
invece consideriamo la scrittura musicale una forma di
registrazione, anche in questo caso abbiamo a che fare con
qualcosa che in occidente esiste da circa un millennio e che in
altri continenti non esiste proprio e non è mai esistita.
Le ramificazioni di tutto
questo sono a dir poco tentacolari, nel senso che veramente
investono la totalità della vita e dell’esperienza umana (es.:
la memoria; il cervello; l’emozione; l’estetica; l’etica;
la fisica; la metafisica; l’antropologia…). In questa sede
mi limito a poche considerazioni sparse.
Tipologie della registrazione
sonora: il cilindro di cera di Edison, il disco in vinile (dai
78rpm agli LP; il filo metallico (i registratori “a filo” di
tante registrazioni sul campo dell’etnomusicologia); il
nastro, essenzialmente un supporto di plastica ricoperta da uno
strato di ossido metallico e quindi magnetizzabile, di varie
dimensioni e velocità, da quello usato nei registratori
multipiste a quello dei registratori a cassette.
Il problema dei supporti
cosiddetti analogici (plastica e metallo, sui quali il suono
lascia una traccia che può essere ripercorsa in fase di
lettura) è il rumore, oltre, naturalmente, quello della
deperibilità. È come se la musica debba essere ripulita, a
mo’ di reperto archeologico incrostato di creta e di fango,
dalla polvere del rumore che fa sembrare Brahms una betoniera.
Torno sui rulli di pianola perché in tal caso il problema del
rumore è stato brillantemente risolto. Infatti, come nella
registrazione digitale, ad essere registrato non è il suono
stesso, bensì un codice che ne consente la trascrizione e la
ricreazione. Absolutely
brilliant.
Nel caso dei rulli la cura con
la quale venivano realizzati influisce sulla qualità. In altre
parole, ricordandoci che un rullo è essenzialmente un grosso
carillon, dalla precisione con cui i buchi nella carta
“mimano” il gesto delle dita del pianista originale,
dipende la fedeltà di riproduzione della musica.
In altreparole, tutto dipende dalla risoluzione di cui il
meccanismo dei rulli dispone: a volte la risoluzione è limitata
nel senso che non è possibile effettuare le perforature dove
andrebbero secondo la partitura e l’esecuzione; in altri casi
questo è possibile. Allora abbiamo una fedeltà eccezionale,
come avere Debussy nel salotto di casa.
En passant,
vorrei citare il caso di Conlon Nancarrow, singolare figura di
compositore che ha inciso quasi tutta la sua opera su rulli,
dove per “incidere” mi riferisco al suo bucare fisicamente
la carta, un lavoro pazzesco considerando la complessità della
sua musica (sembra che anche Hindemith abbia perforato un po’
di rulli). Per avere un’idea di cosa questo lavoro possa
significare, si pensi che per molto tempo una trascrizione dei
rulli di Nancarrow su computer non è stata possibile, a causa
della risoluzione insufficiente di quest’ultimo rispetto ai
rulli originali.
Poi, la rivoluzione digitale.
E di vera rivoluzione si tratta, se pensiamo che in tal caso la
riproduzione musicale è generata da un codice binario. Comunque
sia, anche la qualità della registrazione digitale dipende
dalla sua risoluzione. Il fatto che il CD abbia una risoluzione
di 16bit e una gamma di 44
kilohertz, quando ormai comunemente si registra a 32bit
e a 96 kilohertz,
dovrebbe dare da pensare, almeno quanto il fatto che i nostri
CD, che ci sono stati venduti come eterni, si vadano lentamente
ma fatalmente sbriciolando. Non ci volevo credere quando un
amico me ne parlò per la prima volta, ma capita anche a me
sempre più spesso di dover eliminare CD che non suonano più.
Insomma, mi sembra che si
possa dire che la registrazione sonora, come la fotografia, non
è soltanto, per non dire affatto, una semplice copia di un
brandello di realtà, e quindi le conseguenze, a tutti i
livelli, vanno inimmaginabilmente oltre la funzione di mera
documentazione.
Tra le cose più curiose in
cui mi sono imbattuto, la registrazione di eventi sonori
avvenuti nel lontano passato (all’epoca degli Etruschi, o dei
Romani…). Nulla a che fare con le musiche di grandi
compositori defunti ricevute in stato di trance
da veri o presunti medium,
che tra l’altro potrebbero
essere scritte da un qualsiasi compositore che abbia
familiarità con i compositori in questione. Si tratterebbe
invece (uso il condizionale perché ho solo letto qualcosa
sull’argomento e non ho ascoltato nessun documento sonoro) di
vere e proprie registrazioni, ad esempio di Leonardo mentre
dipinge la Gioconda e cose del genere. Mettiamola così,
personalmente non ci credo
troppo e tuttavia se ci penso la cosa teoricamente sarebbe
possibile. Sappiamo infatti che ogni suono lascia una traccia
fisica nel tessuto dell’universo, come del resto qualsiasi
altra forma di energia.
Se poi dovessi esprimere un
desiderio, mi piacerebbe che qualcuno inventasse una forma di
registrazione delle ricette di cucina, in virtù della quale si
potesse infilare il cibo grezzo in un aggeggio che
opportunamente programmato lo restituirebbe preparato secondo le
ricette dei grandi chefs, magari
anche modificate secondo i gusti personali intervenendo sulla
programmazione. A pensarci bene, la cosa non sembrerebbe più
difficile da realizzare della registrazione video, a cui siamo
talmente abituati che non ci rendiamo più conto della sua
magia. Insomma, ancora una volta la modalità sensoriale visiva
nella nostra cultura è talmente invadente da schiacchiare la
modalità auditiva, che infatti viene compressa negli angusti
confini dello standard mp3,
e da rendere fantascienza la realizzazione della
registrazione cinestetica appena ipotizzata.
Ma allora, a questo punto mi spingerei ancora più in là, auspicando la
registrazione dei sogni. Dev’essere difficile, considerando
che persino il cervello, che li produce, al risveglio poi non li
ricorda correttamente. Però, se la programmazione dei sogni è
possibile (vedasi lo yoga nidra, le conoscenze degli sciamani di varie culture ed il
lavoro sulle onde cerebrali), prima o poi, vedrete, ne sarà
possibile anche la registrazione, magari con la possibilità di
cambiare i momenti che non ci sono piaciuti.
Roberto
Laneri
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