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Pensieri
Spettinati o Note Arruffate?
di
Roberto Laneri
Oggi
a saper cercare si trova tutto, e non solo per internet, anzi,
l’iperdiffusione di internet potrebbe essere una concausa del
degrado della qualità dell’informazione, ma questo è un
altro discorso.
Oggi
ho acquistato on line una sorta di tabla elettronica
(naturalmente campionata), una cosa che normalmente non si trova
dietro l’angolo: mi arriverà dall’India in meno di una
settimana.
Potrei
parlare dei miei ventiquattro didjeridoo, la maggior parte dei
quali arrivati dall’Australia, dagli Stati Uniti e dalla
Svizzera (sì, dalla Svizzera, perché in Svizzera c’è un on
line shop tra i migliori), ma mi rendo conto che l’argomento
didjeridoo di solito interessa solo i pochissimi che ne sono già
interessati.
Questo
per dire che, anche nel mondo degli acquisti virtuali, bisogna
poi che tali acquisti arrivino a destinazione, e oggi arrivano
presto.
Spesso
eventuali ritardi sono dovuti alle poste, o peggio, alle ditte
di consegna a cui le poste appaltano il recapito.
Insomma,
oggi non solo si trova tutto, ma l’oggetto del desiderio viene
consegnato in tempi una volta impensabili.
Non
solo, gran parte del tutto si trova (o meglio si “scarica”)
gratis. Tanto è vero che gli allievi dei conservatori italiani
raramente acquistano le partiture dei pezzi che studiano, e
preferiscono fotocopiarle dal docente (però comprano i
“metodi” per i loro strumenti, evidentemente ritenuti
acquisti più necessari e sostanziosi).
Spesso,
dimenticano di restituirle per mesi, anche anni, non per malizia
ma semplicemente per trascuratezza - per quanto mi riguarda
direttamente il risultato di tutto ciò è che la mia biblioteca
strumentale personale si
è molto depauperata.
Invece
i miei ricordi di quando ero studente registrano attese di mesi
per dischi e partiture nemmeno particolarmente esoterici. Poi, a
poco a poco le cose normali cominciarono ad essere sempre più
disponibili, ed infine anche quelle meno normali.
Una
volta ricevetti un pacco di partiture di una casa editrice che
si chiama Musica Rara presso l’università americana in cui
studiavo musica. Casualmente era presente uno dei professori
(tra i più simpatici), che mi chiese che tipo di musica avevo
comprato:
“Musica
suonata molto raramente.”
“Ti
sei mai chiesto perché?”
Questo
invece per dire che, se oggi si trova (volendo) tutto, si
trovano anche cose che forse sarebbe meglio non si trovassero.
Forse
questo giova più alla critica, che così può meglio
comprendere e documentare i percorsi dei musicisti, che ai
consumatori, a volte indotti ad acquistare l’opera integrale
di illustri sconosciuti.
Vi
sono poi i lavori di musicisti anche molto conosciuti che nulla
aggiungono alla loro più o meno meritata fama. Ad esempio
ricordo di aver dovuto scrivere in un lontano passato una
recensione dell’ integrale delle sinfonie di Haydn,
compositore che non è un illustre sconosciuto ma per il quale
non sento un particolare trasporto.
Ora,
tutti sanno che scrivere recensioni di concerti a cui non si va
è pratica comune a certa critica, per cui avrei potuto
tranquillamente ascoltarne soltanto qualcuna, e invece ricordo
di averle ascoltate tutte e 104 per poterne scrivere.
A
proposito: sono parecchi i compositori per i quali, per usare un
eufemismo, non sento particolare trasporto: tra questi, Vivaldi,
Berlioz, Liszt, Grieg, Bizet, Gounod, Meyerbeer, Mahler,
Sibelius, Tchaikovsky, Strawinsky, Shostakovich.
Quasi
tutto il melodramma italiano (anzi, tutto meno Rossini). Altri
ancora, ma mi fermo qui. Credo di aver rimarcato più volte su
queste pagine virtuali che tra i miei incubi peggiori c’è
quello di suonare in orchestra, per non incorrere nei lavori dei
suddetti.
A
questo punto chi legge potrebbe pensare che la mia discoteca sia
piuttosto povera e striminzita, eppure non è così: i miei
amici si stupiscono della vastità e della varietà delle
musiche che ascolto e che posseggo.
Niente
Verdi e niente Puccini, ma ad esempio tutta la musica aborigena
australiana mai pubblicata, Conlon Nancarrow e Moondog,
Guillaume de Machaut e The Band…
In
effetti, dentro di me trovo due tendenze contrastanti quando si
tratta di ascoltare cose che non conosco (o anche riascoltare
cose che già conosco): da una parte una tendenza verso
l’ascolto onnivoro; dall’altra una sorta di rifiuto
preconcetto perché qualsiasi tipo di ascolto richiede tempo,
che almeno teoricamente potrebbe essere sottratto ad ascolti più
significativi.
Ma
non si tratta soltanto di tempo, bene o male utilizzato che
sia.
Ho
sempre avuto molto vivo il senso che qualsiasi musica,
addirittura qualsiasi suono, non esaurisce in se stessa il
messaggio che reca, ma si riferisce sempre a qualcos’altro,
che non voglio chiamare vibrazione per non essere accostato al
mondo new age che mi fa orrore, ma insomma, è qualcosa di
simile.
Capito
ora perché uno come Strawinsky (v. la Poetica della Musica) è
nella mia lista nera?
In
altre parole, per me dall’ascolto di musiche di un compositore
qualsiasi traspare con straordinaria vivezza il ritratto
dell’uomo, e tenendo conto che ascoltare musica richiede tempo
questo significa passare del tempo con il compositore
stesso.
Per
cui ritengo che i propri musicisti preferiti debbano essere
scelti come si scelgono gli amici. Potrei essere (sono?) molto
amico di Bach, Mozart e Debussy, mentre mi sarebbe difficile
trovare qualcosa da dire a Beethoven, che non è incluso nella
lista nera di cui sopra perché lo so che era un grande (tra
l’altro conosco benissimo la sua musica che ho studiato,
analizzato e suonato, al punto che potrei in qualsiasi momento
tenere un lezione sull’argomento), tuttavia mi è sempre stato
proprio antipatico, e non per capriccio, ma per una serie di
precise ragioni che al momento non voglio approfondire.
Altra
considerazione, che se vogliamo sfiora il paranormale, e a cui i
lettori possono credere o meno. Comunque, si tratta di questo:
se entro in un negozio di dischi so esattamente se e quanto un
qualsiasi CD potrebbe interesssarmi anche solo guardando la
copertina, e a volte anche persino sfiorandola ad occhi
chiusi.
Le
rare volte che sono andato contro il mio istinto, acquistando
qualcosa la cui veste tipografica non mi attraeva, l’ascolto
ha confermato l’impressione iniziale. Una volta litigai con
un’amica che voleva essere accompagnata a comprare una
compilation del festival di Sanremo per la figlia perché mi
rifiutai persino di entrare nel negozio, per non essere
contaminato.
Non
è nemmeno detto che l’ascolto debba necessariamente essere
un’operazione totalizzante, che esclude qualsiasi altra
attività.
Personalmente
ascolto musica anche quando faccio altre cose: in bagno, in
cucina, in macchina (moltissimo), persino quando scrivo musica
al computer (quando si tratta di trascrivere meccanicamente cose
già scritte), quando dormo.
En
passant, mi addormento spesso ai concerti e non ci trovo nulla
di sbagliato, anche perché poi mi ricordo tutto, e nemmeno mi
offendo se qualcuno si addormenta ai miei, di concerti.
La
considero semplicemente una delle più profonde modalità
d’ascolto esistenti.
Una
volta a Stoccarda riuscii a fare addormentare 400 persone, che
poi mi fecero molti complimenti. Quando ero studente di liceo e
in seguito d’università studiavo sempre con qualche musica,
nemmeno tanto in sottofondo, anzi a volume piuttosto alto (tra
l’altro detesto ascoltare musica a basso volume).
I
miei cercavano in tutti i modi di farmi desistere da questa
abitudine, ma siccome ero bravissimo a scuola e mi piaceva
studiare non avevano nessun appiglio.
Per
finire, sono convinto che la qualità della musica che si
ascolta nell’intimità a due influisca moltissimo sulla qualità
della propria vita erotica.
Personalmente
non potrei avere rapporti con una patita del melodramma, come
non potrei con una donna che fuma (tabacco) o mangia
carne.
Non
credo di perdermi nulla.
La
qualità della propria vita è più importante della quantità.
Roberto
Laneri
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