Kult Art Magazine - Rivista mensile di Arti e Cultura: Arte dell'Ascolto

 The last Laneri's CD - Sentimental Journey

 

 

 

 

 ascolta il brano:  The More I See You                      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Inni Nazionali.

 

di Roberto Laneri  

Uno dei pezzi più suggestivi di Karlheinz Stockhausen (anni ’60, chissà che effetto farebbe ora, ma questa è un’altra storia) si chiamava Hymnen, ed era essenzialmente un lungo fluire di musica elettronica d’antan da cui emergevano, debitamente trasformati  e manipolati, lacerti di inni nazionali, non so più quali né quanti, comunque parecchi, considerando che il pezzo durava più o meno un’ora. 

Probabilmente una delle ragioni per cui l’ascolto di Hymnen faceva un effetto innegabile, fra tante altre cose era proprio quello risultante dall’inserimento, in un contesto musicale “alto”, di musiche che certamente nessuno ascolterebbe con intenzioni esclusivamente musicali, nemmeno nei casi, peraltro rari, musicalmente ascoltabili, che però erano dei grumi fortemente emotivi che scandivano l’organizzazione della musica.  

D’altra parte le funzioni di un inno non possono né devono essere di tipo musicale, bensì probabilmente di coagulare, nel bene e nel male, una sorta di sentimento di appartenenza nel quale la maggior parte degli appartenenti ad una nazione o gruppo qualsiasi (perché no? non c’è ragione per cui, che so, un’associazione di fumatori di pipa o di collezionisti di francobolli non debbano, volendo, avere un proprio inno) si possano riconoscere, come in una foto di gruppo del carattere.

Già questa storia del carattere, peggio ancora del cosiddetto “carattere nazionale” comincia a creare qualche problema, se non altro perché di caratteristiche, come dire di quelle cose che compongono il carattere, ve ne possono essere di buone e meno buone. 

A esempio, dopo un passato ancora recente, vogliamo dire discutibile? la Germania, che peraltro ha dimostrato una capacità incredibile, sicuramente migliore della nostra, di saper fare i conti con la propria storia potrebbe modificare il verso Deutschland Deutschland über alles, simile, tra l’altro alla “…nessuna cosa al mondo maggior di Roma”, versione italiana della stessa follia, nell’ Inno al sole di Mascagni.

Quello dei testi  è uno dei due grandi problemi negli inni nazionali, che traboccano di nemici sbudellati, di sangue versato e in generale di deliri di onnipotenza. Voglio dire, forse un inno nazionale che abbia caratteristiche turistico-commerciali, qualcosa, per intenderci, sullo stile di Arrivederci Roma o Midnight in Moscow potrebbe riuscire sicuramente più gradevole. Non è escluso che di inni così non ve ne siano, anzi, solo che forse non sono molto noti ai più, oltre che al sottoscritto.

L’altro grande problema sono le musiche, per dirla senza tanti giri di frase. Confesso che la mia conoscenza in proposito si basa quasi esclusivamente su gl’inni che si ascoltano in televisione in occasione di premiazioni sportive, olimpiadi, campionati mondiali di atletica et similia. Comunque il fatto che non ne ricordi nessuno eccetto i pochi che (ri-)conosco, a mio avviso già depone male. 

Quello che voglio dire è che se ai miei orecchi la marsigliese, l’inno russo, l’inno americano, quello inglese e quello tedesco, quest’ultimo tra l’altro scritto da Haydn, sono i soli che sembrano musica, ciò è dovuto non solo ad una maggior familiarità. E’ comunque poi vero che molti inni semplicemente non ho mai avuto occasione di ascoltarli. Ad esempio è solo da qualche anno che ho conosciuto, inciso da Jordi Savall e Montserrat Figueiras, il bellissimo inno della Catalogna.

Ricordo di essere stato colpito, durante una vacanza in Kenya verso la fine degli anni ’80, dagli ubiqui manifesti che pubblicizzavano un concorso (internazionale) per un nuovo inno (nazionale), evidentemente ritenuto raccapricciante dalla stragrande maggioranza della popolazione. Ricordo anche di averci pensato per un po’ (il premio in denaro era allettante).

Che dire dell’inno italiano, in cui la vittoria viene, più che invitata, esortata a “porgere la chioma” in quanto “schiava di Roma”, al suono di un ritmo sincopato sì, ma di tipo militare. Negli ultimi anni da varie parti si era proposto di sostituirlo con Va pensiero…, magari con parole diverse. A pensarci bene, forse sarebbe il caso che l’Onu deliberasse all’unanimità di riscrivere i testi di tutti gli inni in chiave di cooperazione un po’ più universale.

Per finire, leggo in data 10 febbraio che il vecchio inno di Forza Italia  è stato sostituito da uno nuovo, visto che è cambiato anche il partito. Quello nuovo non l’ho ancora ascoltato, ma può essere interessante, se non istruttivo, confrontare il vecchio con The More I See You*,  una vecchia canzone di Warren e Gordon che per l’occasione viene acclusa in formato mp3 in omaggio ai lettori di kultart. Mi si consenta, come diceva qualcuno. Oppure, come diceva un altro leader importante, “chi ha orecchie per intendere intenda.”

                                                                            

*THE MORE I SEE YOU (Warren-Gordon)

E. Royal, M. Markowitz, P. Sunkle (tpt)

B. Brookmeyer, B. Byers (trb)

L. Konitz (a. sax)

J. Hall (gtr)

S. Dallas (cb)

 R. Haynes (dr

J. Giuffre (arr.)

New York, 30.10.1959

Roberto Laneri

 

                                                                               

 

 

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