Kult Art Magazine - Rivista mensile di Arti e Cultura: Arte dell'Ascolto

 The last Laneri's CD - Sentimental Journey

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Hi-Fi, Low-Fi,... Fi.

 

di Roberto Laneri  

Nel suo libro “Il paesaggio sonoro” R. Murray Schafer, che credo di aver citato più volte, introduce I termini hi-fi e low-fi:

Un sistema hi-fi è un sistema caratterizzato da un rapporto segnale/rumore soddisfacente. Il paesaggio sonora hi-fi è quello in cui il basso livello del rumore ambientale permette di udire con chiarezza i singoli suoni in maniera discreta. (…) esiste la prospettiva, c’è un primo piano e c’è uno sfondo: “il rumore d’un secchio sulla pietra dell’orlo del pozzo e lo schioccare d’una frusta in lontananza”.
(….)
Il paesaggio sonoro lo-fi apparve con la rivoluzione industriale e venne ulteriormente incrementato dalla successiva rivoluzione elettrica. Il paesaggio sonoro lo-fi nasce dalla congestione sonora.

Un esempio di tendenza (molto) low-fi sono i treni, soprattutto quelli ad architettura aperta, tipo eurostar, che dovrebbe, nelle parole dello sciagurato designer “favorire la socializzazione”. A parte la considerazione statistica che con gli scompartimenti di tipo tradizionale, quando va male, si viaggia con 5 persone che si vorrebbero eliminare fisicamente rispetto alle 92 attuali, il fatto è che il potenziale offensivo, se così posso esprimermi, delle 92 risulta molto accresciuto. 

E’ come se la battaglia di civiltà che per anni è stata condotta in Italia contro radioline e simili sia stata apparentemente vinta per essere ripersa subito dopo contro un nemico ben più subdolo e insidioso: il telefonino.
Perché insidioso, visto che di per sé, a parte qualche suoneria un po’ troppo creativa e comunque settata al massimo, lo strumento in questione non produce quasi suoni se non per chi lo sta usando? Ma perché proprio in chi lo sta usando il telefonino ha la capacità perversa di moltiplicare l’attività sonora, trovando inoltre terreno fertile nell’esibizionismo mediterraneo. Il tutto aggravato dall’ipocrisia italica, in virtù della quale all’inizio del viaggio una voce suadente e registrata invita a “spegnere o tenere abbassata la suoneria dei cellulari”, messaggio a cui a volte qualcuno reagisce chiedendone il contenuto ai passaggeri adiacenti (“…non ho capito perché stavo al telefono”).

Altro esempio: il proliferare di musica “aggiunta” agli eventi, nell’errata credenza che i tempi dell’attesa passino più in fretta. Ormai solo nelle stagioni di musica classica, che non richiede amplificazione, capita di non essere sommersi prima dell’inizio o negli intervalli da una valanga di musica registrata. La paura del silenzio è diventata una sorta di horror vacui che la società teme, forse perché in un paesaggio hi-fi si ascoltano meglio i suoni, ma anche i pensieri, il che sembrerebbe predisporre a pensare di più e meglio. Forse l’obiettivo non è quello di facilitare il pensare, quanto piuttosto di indurre uno stordimento nel quale riesce più facile introdurre suggestioni ipnotiche finalizzate alla vendita di qualcosa (vedi la musica nelle jeanserie e simili).

Ultimo esempio di fi di qualità veramente infima è il parlarsi addosso (ma anche addosso agli altri) degli ospiti di alcuni programmi televisivi chissà perché detti “d’informazione”. Il fenomeno non è reso meno fastidioso dal fatto che molti uomini politici usino l’interruzione sistematica del loro avversari come normale strategia comunicativa (!), e che alcuni celebri conduttori TV ne abbiano in realtà consentito e perfino teorizzato l’uso. Ma questo è niente, nella società che chiama la pubblicità (entità in se stessa alquanto low-fi, perché serve a confondere più che a far luce) “informazioni sui prodotti”.

Roberto Laneri

 

                                                                               

 

 

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